Mal de Roca è un progetto interdisciplinare che intreccia danza, pittura e suono elettronico dal vivo in un unico processo organico, in cui ogni linguaggio alimenta e trasforma l’altro. Un’indagine poetica e fisica sull’identità e sul senso di appartenenza, che attraversa corpo, paesaggio e memoria, restituendo una costellazione di gesti, suoni e tracce visive in continuo dialogo.
Nato come progetto site-specific, in collaborazione con Ilaria Melis e Marco Caredda ,si sviluppa tra Canarie, Baleari e Sardegna radicandosi nei luoghi e nelle loro vibrazioni: il corpo diventa un archivio vivente che osserva, assorbe e custodisce ciò che incontra. Linee del paesaggio, architetture, presenze umane, usanze e gesti sedimentano nella memoria fisica dell’interprete, trasformandosi in partiture sensibili che restano anche quando i luoghi scompaiono o si trasformano.
Note
Al centro del lavoro emerge il paradosso dell’identità insulare: un legame profondo con l’isola che è insieme casa e confine, rifugio e soglia. L’insularità amplifica la percezione del limite e del legame, rendendo più urgente la domanda: cosa significa appartenere? Cosa porto con me e cosa lascio fuori per restare dentro? Mal de Roca esplora il corpo come luogo di conservazione e di perdita, come spazio in cui l’esperienza si stratifica e si rinnova. È una riflessione sul restare e sul partire, sul trattenere e sul lasciar andare — un movimento che risuona nelle storie di migrazioni, nei territori che cambiano, nei paesaggi che cessano di esistere ma continuano a vivere nella memoria corporea.
Elemento simbolico e generativo del progetto è la pietra: materia originaria, solida e mutevole al tempo stesso. Nella sua apparente immobilità racchiude il tempo, la permanenza, la memoria del luogo. Dalla pietra, materia a cui sono legata perché fortemente presente nei paesaggi di roccia che custodiscono la mia infanzia, nasce la ricerca del gesto, la partitura fisica come archivio di appartenenza.
Mal de Roca è dunque un ecosistema di arti e memorie, un paesaggio sensibile in cui corpo, suono e pittura si fondono per restituire un’esperienza intima e collettiva: la ricerca di un rifugio, di un luogo da abitare, anche solo per un istante.do le aspettative esterne di un mondo a cui lei sembra aver rinunciato.
- Ideazione e interpretazione
- Silvia Bandini
- Archivio Pittorico
- Ilaria Melis
- Musica dal vivo ed elettronica
- Marco Caredda
- Genere
- Teatro Danza/Performance Site Specific/Arte Visiva
- Durata
- 50 minuti
- Disegno Luci
- Silvia Bandini
- Loïc Hamelin
- Anno di produzione
- 2025
- Sostegno alla Produzione
- Island Connect founded by Europa Creativa
- Sardegna Teatro
- C.IN.E Centre d'Investigació Escènica